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Professionista con la P maiuscola

Premesso: tengo moltissimo a questo articolo, vado a precisare che nel corso degli anni ho sviluppato questo che a tutti gli effetti è un teorema. il teorema della P, e mettendolo in pratica ciò che era teorema a tutti gli effetti e diventata una regola: la regola della P.

In questo teorema c’è condensato un poco chi sono io e un po’ tutta la mia filosofia di vita e di lavoro. Il teorema della P. A tutti gli effetti una legge naturale della vita, che ho appreso durante le mie esperienze di management e ho applicato nel lavoro nella vita, e di volta in volta ho cercato di ampliare compiendo veri e propri studi per appurarne veridicità e funzionalità.

Di sicuro sono più geloso di questa regola che delle mie ricette. Per chi è molto creativo, associare eventi fatti storici o quotidiani, sensazioni al proprio vissuto e quindi tramutarli in pratico è di comune norma quotidiana. Quando faccio consulenze, quando mi trovo a colloquio con la proprietà del locale per programmare le strategie utilizzo il mio regola – quando formo personale idem. Piccolo inciso: preferisco essere preso per pazzo, ma non passare per presuntuoso dai più scettici ed illuminati che leggeranno storcendo il naso questa regola.

Sono sempre stato un attento osservatore dell’ambiente che mi circonda, un paranoico del lessico, da qui nasce tutto. Credo si sia perso moltissimo l’utilizzo appropriato di parole che, se analizzate, danno un senso molto differente da quello che attualmente viene recepito e riutilizzato da molte persone. Preferisco insegnare a pensare che a tramandare ricette.

Anni fa girava nell’ambiente della ristorazione e del settore immobiliare una piccola regola, quasi una filastrocca, per chi si accingeva a comprare un immobile per adibirlo poi ad attività di ristorazione o somministrazione. ”E’ un affare se possiede le 3 P“. A distanza di anni Prezzo, Posizione e Parcheggio credo che mantengano ancora solide basi di veridicità.

Veniamo al concreto: quando mi capita di analizzare curricula vitae o a fare selezione del personale la mia scheda si basa su questi punti ed un po’ alla Dante sommo poeta andiamo a delineare due gironi. Non andremo a prendere tutte le accezioni ma quelle che ci interessano.

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Paradiso

  • puntuale – puntualità, e non sei puntuale al lavoro non lo sarai nella vita privata, scarto sempre le persone che esamino che si presentano in ritardo anche fosse di un minuto. Se sei puntuale vuol dire che stai affrontando la vita con un minimo di organizzazione
  • pulito – chi ha cura di se ha cura del suo prossimo del suo collega del suo posto di lavoro e di casa sua
  • pro-reattivo – il pro- reattivo è colui il quale non ha bisogno di uno stimolo per reagire ma è capace di crearsi stimoli da se, per poter proseguire nel suo lavoro
  • problem- solving – questa figura è in grado di assumersi le responsabilità e cerca di risolvere i problemi in autonomia
  • preciso – dal canto mio la precisione esiste e non deve essere però una fonte di stress emotivo, ma un traguardo. Se ti sforzi tutti i giorni scoccando le tue frecce il più preciso possibile crescerai professionalmente ed umanamente
  • postura – analizzo molto il linguaggio del corpo, e la postura dei candidati dice molto di chi sono, non stiamo parlando di cultura del corpo o prestanza fisica. Un atteggiamento troppo passivo e svogliato viene esplicato nel modo di porsi in sala dietro al bancone e ovunque voi lavoriate
  • professionale – non confondete mai professionale con professionista, il professionista è colui il quale esercita una professione. Professionale è un aggettivo per definire un professionista che adempie alle proprie mansioni con ottimi risultati e qualità costante
  • propositivo -le persone propositive sono persone che non fanno polemiche sterili che agevolano il lavoro. Nonostante abbiano una marcia in più nella visione globale del lavoro sanno quando è il momento di proporre idee innovative per migliorale le fasi produttive
  • produttività – chi è produttivo non perde tempo, si può essere i più bravi al mondo nel proprio campo ma se non siamo produttivi in primis con noi stessi in secondo con l’azienda per cui lavoriamo non andremo molto lontano
  • presenza – attualmente è il termine più vituperato dalla società contemporanea, cosa significa avere presenza o il famoso fisic-du-role? Di sicuro non quel che oggi viene proposto dai media e dalla globalizzazione. Avere la presenza giusta è un dono innato una somma di empatia educazione, professionalità, passione ed estro. Immaginatevi una figura che c’è ma non sia invadente. Attenta al dialogo con i clienti, che ascolta, non sia servile, non sta impallato ma ricopre di attenzioni garbate i commensali, o gente al banco. Ricordarsi sempre che il cliente paga per un esperienza a 360 gradi compreso la vostra professionalità, e non paga per impegnare il vostro tempo. Il cliente non interrompe il vostro lavoro, il cliente è parte integrante del vostro lavoro
  • passione – se manca quello manca tutto
  • priorità – gestire il tempo, da constante fatela diventare una variabile da addizionare nella vostra programmazione – vale la pensa accennare la regola importante-urgente /urgente importante
  • programmazione – ci sono regole che andremo a spiegare in seguito che migliorano noi stessi e ci aiutano nella crescita lavorativa
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Inferno

  • pessimismo – qui mi sembra che non debba fare esempi lampanti, credo che circondarsi di persone pessimiste e negative faccia abortire qualsiasi progetto prima di nascere
  • presunzione – il presumere è materia assai complicata ed ardua, ma ho imparato che chi presume troppo senza comprove tecniche ha poca vita nel mio staff. Vien da se che non amo relazionarmi con i saccenti e presuntuosi, vale anche per i falsi umili. La capacità di essere empatici e limpidi è una dote dei giusti che si mettono sempre in dubbio per migliorarsi ed apprendere, che stanno un passo in dietro ma emergono sempre
  • pre-giudizi e pre-concetti – direi nulla da aggiungere…se non che se ho la mente chiusa non potrò crescere ne personalmente e ne lavorativamente
  • procrastinare – categoria che mi inquieta – se la mattina ingoiamo il rospo più pesante avremo la giornata in discesa – chi continua a procrastinare tende ad incolpare sempre per ogni insuccesso eventi riconducibili a fattori esterni e mai al fatto che non ha basi solide per crescere

Purgatorio...le P di tutti i giorni

  • pesarepesi e misure mai paure, vecchio detto di cantiere che mi porto dall’adolescenza. Un conto è la vostra percezione, un conto sono le riprove oggettive scritte che comprovano
    (o meno) ciò che fate o dite. Pesate ogni ricetta, i jigger non sono affidabili, pesate ogni parola o discorso non fidatevi sempre della vostra visione ma date un senso a ciò che dite e fate. Questa regola vale anche per la costruzione dei drink
  • pensate – non date per scontato nulla, non siete portatori della verità’ come non lo sono io, il vostro pensiero è unico ma non deve essere univoco. Abituatevi a pensare liberamente con una soggettiva ampia a 360 gradi senza pregiudizi. Se dovete fare un’infusione non basta una masterclaas o dei libri, passate oltre, guardate con il vostro pensiero al problema e trovate una soluzione adatta
  • piacere – fate le cose con piacere e non per piacere
    pubblico – suonate per voi stessi, siate critici con voi stessi non con il pubblico, siate in competizione con voi stessi non con il pubblico
  • preoccuparsi – quando insegnavo spiegavo l’origine di questo termine che tutt’ora trovo affascinate . Lasciando perdere l’accezione negativa del vocabolo, andiamo ad analizzare: occupare prima uno spazio, come facevano le legioni romane in vista di un avanzata. Mi spiego meglio: avere una visione serena ed obbiettiva, concentrata delle esigenze personali e di chi ci sta attorno
  • piano-b-c-d – frutto della pianificazione e della programmazione
    prototipo – se per ogni progetto non partiamo da un prototipo di base, ahimè, non si arriverà da nessuna parte
  • performante -partendo dal presupposto che un orologio rotto segna sempre le ore giuste due volte al giorno, la differenza tra un campione ed un fuori classe è la continuità di performance. Vien da se che l’improvvisazione ha senso se dietro c’è studio e sacrificio, se no è solo sopravvivenza

Potrei andare avanti con altre P ma preferisco fermarmi e chiudere l’argomento, sperando di aver avuto dei riscontri positivi da parte vostra.

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